Il Vittimismo Agonistico: Sport Nazionale del 2025
C’è chi dice che il calcio sia lo sport nazionale, ma sbaglia. Il vero sport italiano è il campionato di vittimismo agonistico, dove maggioranza e opposizione gareggiano per chi riesce a piangersi addosso con più pathos.
La destra denuncia che la sinistra vuole zittirla. La sinistra replica che la destra la vuole annientare. Nel frattempo, gli italiani, quelli veri, si zittiscono da soli: o perché stanno facendo due lavori per arrivare a fine mese, o perché hanno capito che nel teatrino della politica non si vince mai niente, nemmeno un peluche alle giostre.
Sul ring, Bersani recita il suo monologo: “Non ci faremo intimidire!”. Nessuno l’ha minacciato, ma non importa: l’importante è sentirsi vittima, perché la vittima ha sempre ragione. Sullo sfondo, Donzelli agita cartelli, Bignami si traveste (di nuovo?), Meloni si indigna e Floris sorride beato: lo share ringrazia.
Nel frattempo, nel mondo reale, bambini muoiono a Gaza, Trump si prepara a fare il suo terzo remake di sé stesso (“Trump: The Resurrection”) e le imprese italiane temono più i dazi che il cambiamento climatico. Ma la vera emergenza resta sempre la stessa: il linguaggio.
Non la guerra, non l’economia, ma le parole. Se critichi, sei un odiatore. Se non critichi, sei complice. Se respiri, probabilmente sei populista.
Insomma, l’Italia si scopre fragile. Fragile come un servizio di porcellana in mano a un elefante ubriaco. La destra vuole “difendere la libertà di parola”, la sinistra vuole “fermare la deriva autoritaria”: entrambe vogliono una cosa sola — l’esclusiva del microfono.
E noi? Noi aspettiamo che qualcuno si ricordi che la politica serve a risolvere problemi, non a vincere il torneo di chi la spara più grossa. Nel frattempo, ci godiamo lo spettacolo: perché se c’è una cosa che in Italia non mancherà mai, è un nuovo capitolo di questa telenovela di indignazione a puntate.